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CRIPTOVALUTE – GUIDA 7 – PARTE 1: accettarle come pagamento

CRIPTOVALUTE – GUIDA 7 – PARTE 1: accettarle come pagamento

Le criptovalute sono uno strumento di pagamento contrattuale, ossia, liberamente accettabile. Ma quali sono i metodi idonei e le conseguenze contabili?

Introduzione

Le criptovalute sono ormai un’importante realtà ed essere pronti a riceverle come forma di pagamento significa, non solo essere tra i primi a proporre questa innovazione ma stare al passo con i tempi, in un mondo che cambia molto velocemente

Come ogni altra novità tecnologica che si rispetti, però, iniziare ad accettare pagamenti in criptovalute, per un imprenditore o un professionista, potrebbe non essere così semplice, anzitutto perché, in generale, si potrebbe non essere avvezzi all’uso di pagamenti digitali e, in secundis, perché districarsi nel mondo delle criptovalute, all’attuale stato di regolamentazione del settore e per la molteplicità di valori esistenti, non è affatto semplice.

È quindi anzitutto fondamentale dirimere i principali dubbi che sorgono in relazione alla possibilità di accettare le criptovalute come sistema di pagamento.

In particolare, dopo aver delineato un quadro dell’attuale panorama criptomonetario[1] ed aver effettuato una classificazione delle valute digitali tanto sotto il profilo tecnico[2], quanto giuridico[3], ivi si cercherà di dirimere gli ulteriori dubbi riguardo alla loro legalità e alla possibilità di accettarle come pagamento.

Sommario

Criptovalute come mezzi di pagamento contrattuali

Strumenti per l’accettazione

Contabilità e fisco

Conclusione

Criptovalute come mezzi di pagamento contrattuali

Come si è detto in altri approfondimenti, le criptovalute si distinguono dalle monete elettroniche, in quanto sono “rappresentazioni di valore digitale non emesse o garantite da una banca centrale o da un ente pubblico, non necessariamente legate a una valuta legalmente istituita, che non possiedono lo status di valuta o moneta, ma sono accettate da persone fisiche e giuridiche come mezzo di scambio e possono essere trasferite, memorizzate e scambiate elettronicamente” (D.lgs. 90/2017 art. 1, comma 2).

La criptovaluta più conosciuta è Bitcoin ma, come esplicato in altri approfondimenti, ve ne sono in circolazione molteplici, con caratteristiche economico/informatiche più o meno differenti (ad esempio Ethereum, Ripple, Litecoin, Bitcoin cash, Cardano, NEM ecc.). Per le sue peculiarità, che lo rendono simile all’oro e ad altri valori in numero limitato, Bitcoin svolge al momento una funzione di riserva di valore ma ciò non esclude comunque la possibilità che dei soggetti decidano liberamente di utilizzarlo come mezzo di pagamento.

Se da un lato, infatti, i vincoli imposti dal trattato di Maastricht impediscono allo Stato Italiano di emettere monete a corso forzoso alternative all’euro, dall’altro nessun vincolo impedisce ai cittadini di accettare mezzi di pagamento contrattuale ossia valori di scambio su base fiduciaria, fra cui ben possono annoverarsi le criptovalute.

In definitiva, è assolutamente possibile incassare il corrispettivo per una prestazione professionale o per la vendita di un bene, in bitcoin (o qualsiasi altra valuta digitale).

Al momento dell’incasso, nell’ambito di un’attività economica ufficializzata, sarà sufficiente emettere il documento (fattura, parcella, scontrino fiscale, ecc.) che certifichi il corrispettivo in euro.

Il venditore, più chiaramente, è libero:

  • sia di utilizzare un servizio di conversione immediata della criptovaluta in euro, utile ad evitare eventuali oscillazioni negative del valore;
  • sia di ricevere e mantenere le criptovalute senza convertirle in euro (puntando su un possibile aumento del loro valore – ipotesi che verrà analizzata in altro approfondimento).

Strumenti per l’accettazione

Col tempo i sistemi per accettare pagamenti in valute digitali, in particolare Bitcoin, Litecoin e Bitcoin Cash, con o senza conversione istantanea in valuta fiat, si sono moltiplicati e generalmente trattengono una commissione intorno all’1%, dunque inferiore a quella dei tradizionali POS.

Si seguito alcuni dei principali:

InBitcoin (italiano)

Tinkl.it (italiano)

Gestpay (italiano)

BitPay

CoinBase Commerce

Coingate

Coinify

CoinPayments

GoCoin

Globee

Paymium

Altra forma di pagamento che sta velocemente diffondendo è quella delle carte di debito.

La più nota, grazie anche al sistema di cryptoback che implementa, ossia una piccola reward agli utilizzatore (solitamente lo 0,5%) per ogni pagamento effettuato, è quella di Wirex, ci cui potete leggere la recensione qui.

Anche Coinbase ha recentemente lanciato la propria.

Contabilità e fisco

I passaggi successivi alla ricezione del pagamento in criptovaluta e all’emissione del documento fiscale, saranno:

  1. la contabilizzazione dell’operazione;
  2. la rilevazione della plusvalenza o minusvalenza per la differenza di quanto indicato in fattura;
  3. la tassazione delle somme sulla base delle norme in vigore al momento.

Conclusione

Ognuno di essi dipenderà da una molteplicità di fattori specifici, come:

  • il regime fiscale del contribuente;
  • il tipo di contabilità adottata;
  • il tipo di criptovaluta e sistema di pagamento accettato.

Pertanto, l’ausilio di un di un commercialista esperto è fondamentale.

Note

[1] BERTOLINI G. (2019), “CRIPTOVALUTE – GUIDA 1: cosa sono”, Crypto Avvocato

[2] BERTOLINI G. (2019), “CRIPTOVALUTE – GUIDA 2: classificazioni possibili”, Crypto Avvocato

[3] BERTOLINI G. (2019), “CRIPTOVALUTE – GUIDA 3: inquadramento giuridico”, Crypto Avvocato