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CRIPTOVALUTE – USA

27 Ottobre 2020 -
CRIPTOVALUTE – USA

Gli USA sono stati il primo Paese a pronunciarsi su criptovalute e STO, attraverso la SEC (United States Securities and Exchange Commission).

L’esame della posizione assunta dalla SEC è indispensabile per comprendere le linee guida emesse successivamente da Svizzera e Regno Unito, in quanto fra i Paesi più rilevanti che ne hanno condiviso l’impostazione interpretativa.

La SEC, in particolare, nel valutare la riconducibilità o meno dell’attività posta in essere dalla DAO (Decentralized autonomous organization) nell’ambito del collocamento di strumenti finanziari e, conseguentemente, poter vagliare l’applicabilità della “Securities Law”, si è appellata ai principi articolati in una decisione della Corte Suprema statunitense del 1946 (caso SEC v. W. J. Howey Co), principi oggi conosciuti come il test Howey[1]. 

Precisamente, secondo il Report del 25/7/2017 della SEC:

  • non è necessario che l’investimento sia “monetario”, ma può essere effettuato con altra tipologia di contribuzione di valore;
  • l’investimento deve essere effettuato con un’aspettativa di profitto (che generalmente possono essere dividendi, pagamenti periodici, incremento di valore);
  • l’aspettativa di ritorno dell’investimento deve dipendere da sforzi gestionali altrui.

Come ribadito nel dicembre 2017 dal chairman della SEC[2], al momento dell’inquadramento giuridico delle criptovalute risulta fondamentale l’applicazione del c.d. “principio della prevalenza della sostanza sulla forma” dovendosi avere riguardo cioè per l’uso che in concreto viene fatto di esse e non meramente per quello prospettato dal venditore.

Negli U.S.A., tale orientamento ha determinato l’applicazione della U.S. Security Law non solo a tutte quelle ICO che enfatizzano i potenziali profitti dell’investimento derivanti dagli sforzi imprenditoriali o manageriali di terzi ma altresì ai casi in cui si cerca di enfatizzare l’uso “commerciale” delle criptovalute proposte, parallelamente accentuando il potenziale di vendita su mercati secondari e prospettando così la possibilità di generare profitti da tali rivendite.

Dall’applicazione della Securities Law deriva l’obbligo per l’ente emittente di registrare le offerte e vendite degli strumenti e, correlativamente, l’obbligo di registrazione per le exchange platforms che listano i suddetti token quali “national securities exchange”.

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NOTE

[1] Precisamente, la DAO era un’organizzazione creata su Blockchain Ethereum e caratterizzata dal fatto di non essere formalmente definita (non aveva infatti sede, né personalità giuridica, né veri e propri amministratori). Per l’avvio della DAO erano stati seguiti tutti i passaggi attualmente adottati dalle imprese tecnologiche su base blockchain: creazione di un sito Internet per fornire informazioni, redazione di un whitepaper in cui viene descritto il progetto, audit del codice sorgente degli smart contracts utilizzati, accordi con alcuni exchange per permettere lo scambio dei DAO token una volta acquisiti, lancio della ICO ecc.. Obiettivo della DAO era quello di raccogliere capitali (tramite lo scambio dei propri token a fronte di ETH) da investire su progetti che venivano previamente vagliati da un comitato e successivamente sottoposti alla votazione fra i possessori dei token. Nel giro di pochi mesi i fondatori della DAO erano riusciti a raccogliere circa 150 milioni di dollari, senonché, il 18 giugno 2016, veniva violato l’indirizzo in cui erano allocati gli ETH ricevuti dall’organizzazione ed in poche ore venivano trafugati circa 70 milioni di dollari. La vicenda portò al fork della Blockchain Ethereum e alla nascita di Ethereum classic

[2] Cfr. compiutamente in CLAYTON J., SEC Chairman, “Statement on Cryptocurrencies and Initial Coin Offerings”, SEC, 2017

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