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E-COMMERCE – Un’opportunità che l’Italia deve cogliere

E-COMMERCE – Un’opportunità che l’Italia deve cogliere

Se il made in Italy fosse un brand, sarebbe il terzo al mondo per valore, dopo Coca Cola e Visa. L’e-commerce aiuterebbe a diffonderlo.

Il sistema “paga per provare” [1] si sta diffondendo rapidamente per disincentivare la fastidiosa quanto diffusa prassi di provare un capo in un negozio fisico, per poi acquistarlo a prezzo inferiore in un negozio virtuale. 

L’e-commerce come noto ha stravolto l’economia italiana, non senza però il colpevole contributo di imprenditori poco smart.

Il commercio online, infatti, ha rappresentato per quasi tutti i paesi tecnologicamente evoluti un’opportunità per ampliare l’export e penetrare nuovi mercati ma non per l’Italia.

Ciò sia a causa della peculiare ritrosia all’innovazione, fomentata dalla scarsa diffusione di cultura digitale, sia per problematiche tecniche:

  1. il digital divide che affligge nord e sud del paese;
  2. il costo dei sistemi di pagamento elettronico tradizionali;
  3. le problematiche logistiche interne al Paese.  

Per comprendere la mastodontica opportunità che ci sta lasciando sfuggire, si consideri che, secondo stime del 2014, se il made in Italy fosse un brand, sarebbe il terzo al mondo dopo Coca Cola e Visa [2]. 

Secondo i dati dell’Osservatorio eCommerce B2c promosso dalla School of Management del Politecnico di Milano e da Netcomm [3], tuttavia, pare che l’Italia stia progressivamente cambiando marcia.

Nel 2018, infatti, il valore degli acquisti online ha superato i 27,4 miliardi di euro, con un incremento del 16% rispetto al 2017.

La crescita del mercato in valore assoluto, pari a 3,8 miliardi di euro, è la più alta di sempre.

Gli acquisti online di prodotto valgono 15 miliardi di euro (+25%), mentre i Servizi 12 miliardi (+6%).

Il Turismo (9,8 miliardi di euro, +6%), si conferma il primo comparto dell’e-commerce.

Tra i prodotti, si sono consolidati Informatica ed elettronica di consumo (4,6 miliardi di euro +18%) e Abbigliamento (2,9 miliardi, +20%) e sono cresciuti a ritmi molto interessanti Arredamento (1,4 miliardi, +53%) e Food&Grocery (1,1 miliardi, +34%).

Da notare sono inoltre tre importati elementi:

  1. un terzo dell’e-commerce è generato attraverso lo smartphone (8,4 miliardi di €);
  2. la distribuzione geografica dei flussi logistici evidenzia una maggiore concentrazione dell’e-commerce al Nord, con il 56% dei volumi, mentre al Centro e al Sud, con le isole, abbiamo il 23 e il 21% rispettivamente;
  3. nonostante l’elevata richiesta di prodotti italiani all’estero, l’Export digitale fatica ancora a decollare, soprattutto in alcuni settori (Arredamento e home living, Food&Grocery), a causa di diversi fattori, tra cui le alte complessità operative (in primis onerosità delle attività logistico-distributive) e legislative. A “spaventare”, infatti, è l’assenza di un modello unico di riferimento per operare efficacemente online in un Paese straniero.

Da quanto fin qui esposto, deriva che l’idea del Governo italiano di creare un e-commerce efficace e 100% nazionale da mettere al servizio, capillarmente, di tutte le imprese, è non soltanto corretta ma altresì l’unica possibilità per il paese di sopravvivere a colossi come Amazon ed Alibaba.

Sebbene in astratto la logica dell’unico grande distributore funzioni perché permetterebbe di abbattere i costi di promozione e trainare la crescita economica, nella pratica essa trova un ostacolo rilevantissimo non solo nella competizione di aziende già consolidate a livello globale ma soprattutto, come detto, nel disavanzo tecnologico sofferto dal paese. 

Per tentare un’inversione di marcia in questo campo occorre: 

  • portare a termine i piani (economici/infrastrutturali e culturali) esistenti per l’eliminazione del digital divide fra le varie aree del paese;
  • incentivare l’adozione di sistemi digitali offrendo agli utenti sia la prospettiva di implementare i propri guadagni, garantendo la qualità dei prodotti venduti (in particolare made in Italy), sia quella di de-burocratizzare e defiscalizzare il proprio business;
  • sviluppare un sistema multicanale, che possa cioè attingere non solo a molteplici settori economici contemporaneamente ma altresì creare sinergia fra le variegate realtà produttive del paese ed interconnetterle logisticamente maggiormente sia con i mercati esteri sia con la domanda interna. 

Note

[1] SILVESTRE M. (2019), “Taormina, il negozio dove si paga per provare un abito. “richiesta scorretta, siamo andati via senza comprare”, MeridioNews

[2] NOCI G. (2014), “Se made in Italy fosse un brand sarebbe il terzo al mondo”, IlSole24Ore

[3] Al convegno intitolato “eCommerce B2c in Italia: cresce il mercato, ma aumenta il valore?”