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CRIPTOVALUTE – GUIDA 6: la compilazione del Quadro RW

24 Febbraio 2020 -
CRIPTOVALUTE – GUIDA 6: la compilazione del Quadro RW

Introduzione

Nei precedenti approfondimenti è stato anzitutto fornito un quadro generale sulle criptovalute al fine di comprenderne le caratteristiche principali e il funzionamento.

Successivamente, è stata effettuata una classificazione dettagliata sotto il profilo tecnico e il profilo giuridico.

Infine, è stato esplicato l’attuale quadro europeo sulla regolamentazione delle cripto attività.

In questo articolo si affronta invece il tema dell’indicazione delle valute virtuali nella dichiarazione dei redditi, in particolare nel Quadro RW, secondo l’attuale contesto normativo e i documenti di prassi.

Sommario

Cos’è il Quadro RW

Chi sono i soggetti obbligati e perché riguarda anche i detentori di valute virtuali

Criticità: soglia minima e territorialità

Conseguenze in caso di mancata compilazione del Quadro RW

Rimedi in caso di mancata compilazione e altre irregolarità

Cos’è il Quadro RW

Il Quadro RW del Modello Redditi Persone Fisiche è stato istituito ai fini del monitoraggio degli investimenti e delle attività di natura finanziaria detenute all’estero dai soggetti fiscalmente residenti in Italia.

Sui valori in esso indicati il contribuente, se sussistono i requisiti previsti dalla norma, assolve le imposte patrimoniali, ossia l’imposta sul valore degli immobili all’estero (ivie) e l’imposta sul valore dei prodotti finanziari dei conti correnti e dei libretti di risparmio detenuti all’estero (ivafe).

Chi sono i soggetti obbligati e perché riguarda anche i detentori di valute virtuali

L’obbligo di compilazione del Quadro RW è previsto dal Decreto Legge 28 giugno 1990, n. 167, contenente la disciplina relativa al monitoraggio fiscale e recentemente modificato dal Decreto Legislativo n. 90 del 2017.

I soggetti obbligati sono le persone fisiche residenti nel territorio dello Stato che, nel periodo d’imposta, detengono investimenti all’estero e attività estere di natura finanziaria suscettibili di produrre redditi imponibili in Italia, tra le quali le valute estere.

Nella Circolare 23 dicembre 2013, n. 38/E, par 1.3.1., è stato chiarito che sono soggette al medesimo obbligo anche le attività finanziarie estere detenute in Italia al di fuori del circuito degli intermediari residenti.

L’art. 4 del D.L. n. 167/1990, infatti, prevede che:

  • le persone fisiche;
  • gli enti non commerciali;
  • le società semplici ed equiparate ai sensi dell’art. 5 del T.U.I.R.;
  • residenti in Italia;
  • che nel periodo d’imposta detengono investimenti all’estero ovvero attività estere di natura finanziaria, suscettibili di produrre redditi imponibili in Italia;

devono indicarli nella dichiarazione annuale dei redditi.

Sono altresì tenuti agli obblighi di dichiarazione i soggetti già indicati che, pur non essendo possessori diretti degli investimenti esteri e delle attività estere di natura finanziaria, sono considerati titolari effettivi dell’investimento.

Tra gli investimenti all’estero e le attività estere di natura finanziaria suscettibili di produrre redditi imponibili in Italia sono comprese anche le valute estere.

Poiché solitamente non vengono collocate tramite intermediari finanziari (che agirebbero da sostituti di imposta e finirebbero per esentare il contribuente dagli obblighi di monitoraggio), le valute estere sono soggette agli obblighi in questione, come previsto dalla citata circolare n. 38/E del 2013.

Muovendo da tali premesse, l’Agenzia ha ritenuto che lo stesso criterio deve applicarsi alle valute virtuali che, conseguentemente, devono essere oggetto di comunicazione attraverso il Quadro RW.

Criticità: soglia minima e territorialità

Tutto ciò detto, restano comunque irrisolte o dubbie molteplici problematiche circa l’inserimento delle valute virtuali nella dichiarazione dei redditi. Fra le più rilevanti spiccano:

In primis l’applicabilità o meno ai conti di criptovalute, della soglia dei 15 mila euro attualmente prevista per i conti correnti e i depositi bancari complessivi detenuti all’estero.

Se assimiliamo un wallet di criptovalute ad un deposito bancario, la soglia minima dovrebbe trovare applicazione.

Nel dubbio però, in un’ottica prudenziale, sembrerebbe opportuno dichiarare anche le criptovalute per importi inferiori alla soglia indicata.

In secundis, l’applicabilità o meno della disciplina anche a coloro che detengono la c.d. chiave privata del wallet.

Sempre nell’Interpello n. 956-39/2018, la Direzione Regionale infatti non aveva preso in considerazione la distinzione esistente tra coloro che detengono le chiavi private del proprio hardware wallet e, dunque, hanno effettivo possesso delle criptovalute, e coloro che, invece, non lo hanno poiché si avvalgono dei servizi di custodia di un provider.

Distinzione che incide evidentemente sotto il profilo della territorialiatà, ben potendo il provider essere residente o domiciliato all’estero, mentre l’hardware wallet è legato inscindibilmente a colui che ne detiene la chiave privata.

Di conseguenza, mentre nel primo caso, l’obbligo di dichiarazione sarebbe assolutamente pacifico ove il provider risultasse residente o domiciliato all’estero, nel secondo caso, di detenzione della chiave privata dell’hardware wallet, si potrebbe non configurare l’obbligo di compilazione del Quadro RW.

Sul tale questione, appare dirimente la posizione assunta dall’Amministrazione nelle istruzioni della dichiarazione dei redditi 2020 (per dichiarare i redditi del 2019), ove alla pagina 46 del fascicolo n. 2, si può leggere che non è obbligatorio compilare il campo relativo al codice dello Stato estero per dichiarare valute virtuali.

Conseguenze in caso di mancata compilazione del Quadro RW

La mancata compilazione del quadro RW della dichiarazione dei redditi potrebbe determinare l’applicazione della sanzione amministrativa dal 3% al 15% degli importi non indicati se la violazione riguarda attività detenute in paesi white list, con la previsione del raddoppio della sanzione (dal 6% al 30%) se la violazione riguarda attività detenute in paesi black list.

Rimedi in caso di mancata compilazione e altre irregolarità

Il contribuente che ha dimenticato di compilare il Quadro RW o ha commesso qualsiasi altra irregolarità, può usufruire dell’istituto del ravvedimento operoso, ponendo rimedio volontariamente alla mancanza e beneficiando della riduzione delle sanzioni applicate. In tal caso, dopo aver pagato gli importi dovuti comprensivi di sanzione ridotta e interessi, può integrare la dichiarazione dei redditi a suo tempo inviata.

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