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RAIDER TAX – Nuova tassa sulle speculazioni con le criptovalute

RAIDER TAX – Nuova tassa sulle speculazioni con le criptovalute

Con la Raider Tax il Movimento 5 Stelle intende superare l’attuale Tobin Tax, e colpire anche la speculazione sulle criptovalute.

Il disegno di legge [1], a firma del senatore 5 stelle Mario Turco, è stato infatti approvato ed inserito nell’ordine del giorno del Senato, in sede di conversione del Decreto Crescita.

In particolare con esso il Governo si impegna a:

“valutare l’opportunità di introdurre una «raider tax», apportando le necessarie modifiche alla legge 24 dicembre 2012, n. 228, in particolare:

  1. prevedendo che l’aliquota prevista per le transazioni finanziarie, aventi ad oggetto il trasferimento della proprietà di azioni e di altri strumenti finanziari partecipativi, diventi diversamente e maggiormente progressiva per scaglioni in relazione alle operazioni di vendita, tenendo anche conto di considerare l’unicità del soggetto economico e non semplicemente del soggetto giuridico;
  2. rivedendo la progressività degli scaglioni dell’imposta prevista per le operazioni su strumenti finanziari derivati e sui valori mobiliari, che abbiano come sottostante prevalentemente uno o più strumenti finanziari partecipativi, o il cui valore dipenda prevalentemente da questi e prevedendo una maggiore incidenza dell’imposta per le operazioni di vendita di valore superiore al milione di euro, che oggi, scontano una tassazione piatta;
  3. prevedendo, per le negoziazioni di vendita ad alta frequenza, l’innalzamento dell’aliquota d’imposta da modulare secondo principi di progressività per scaglioni di importi negoziati crescenti e di temporalità decrescente di titolarità;
  4. introducendo una regolamentazione fiscale delle operazioni di trading speculativo di cripto valute, attualmente non ufficialmente disciplinate”.

Una tassa quindi che andrà a sostituire l’attuale Tobin Tax introdotta dal governo Monti sulle transazioni finanziarie, andando a colpire maggiormente le manovre speculative.

Si intende infatti di rivedere la «progressività degli scaglioni dell’imposta prevista per le operazioni su strumenti finanziari derivati e sui valori mobiliari, prevedendo una maggiore incidenza per le operazioni di vendita di valore superiore al milione di euro, che oggi, scontano una tassazione piatta». Il tutto modulando la progressività per scaglioni «in base agli importi negoziati crescenti e di temporalità decrescente di titolarità». «Interveniamo sulle operazioni a scarso valore aggiunto, senza penalizzare la capacità di attrarre investimenti esteri – precisa Turco – perché l’Italia non ha bisogno di speculatori ma di investitori permanenti che mirano a creare valore economico per il Paese e benessere sociale».

Destano poi non poco stupore le parole di Turco secondo cui il settore delle criptovalute presenterebbe (il condizionale è nostro) due tipi di problemi:

  • innanzitutto queste potrebbero essere impiegate per finalità non lecite, oltre al fatto che chi decide di investire in criptovalute può facilmente incappare in una truffa.
  • In secondo luogo, sfuggirebbero alla tassazione fiscale. Da qui l’obiettivo del disegno di legge sarebbe quello di disciplinare le transazioni in criptovalute e la tassazione delle plusvalenze che si generano.

Pur essendo d’accordo con le parole dell’On. Turco sulla necessità di una regolamentazione seria delle criptovalute, non possiamo non nutrire dubbi sul suo commento al disegno di legge [2]. La credenza (non possiamo che definirla tale) che le criptovalute vengano utilizzate per finalità non lecite è figlia di una conoscenza abbastanza superficiale delle valute virtuali.

Non per altro, un ‘ndranghetista intercettato tempo fa disse: “Tutto ciò che viaggia attraverso i computer non è mai sicuro al 100%. Sempre e solo contante!”.

Note

[1] Ordine del Giorno n. G/1354/32/6 e 10 (testo 2) al DDL n. 1354

[2] Si veda IlSole24Ore del 17 luglio 2019, pag. 5.