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BLOCKCHAIN “DI STATO” – Quale modello?

BLOCKCHAIN “DI STATO” – Quale modello?

Blockchain permissionless, permissioned e ibride. Sarà forse quest’ultima la soluzione che garantirà il giusto compromesso fra immutabilità e scalabilità?

All’evento del 7 giugno a Palermo

Le nuove frontiere del digitale: blockchain e intelligenza artificiale per la tutela della filiera e lo sviluppo smart dell’agrifood

hanno suscitato notevole scalpore le affermazioni del dott. William Nonnis

Le blockchain private sono una truffa digitale economica poiché si pongono agli antipodi rispetto agli assunti stabiliti chiaramente nel famoso White Paper del 2008 di Satoshi Nakamoto …” [1].

Personalmente ritengono che a diffondersi maggiormente saranno i sistemi ibridi, egregiamente esplicati qualche tempo fa da Roberto Garavaglia [2], ossia architetture nelle quali una (o più) blockchain permissionless si pongano centrali rispetto allo sviluppo e all’operatività di sistemi permissioned.

Se prendiamo a riferimento per antonomasia di blockchain permissionless quella di Bitcoin, va da sé che tutto ciò che implica restrizioni sotto il profilo della consultabilità e della scrittura, viene ad essere inteso come permissioned.

Tuttavia, dovrebbe essere evidente, almeno agli intranei ai lavori, che un approccio così estremistico alla materia non sia affatto utile al dibattito sull’innovazione di cui ha estremamente bisogno il Paese.

Non dovrebbero infatti sfuggire le peculiarità della blockchain di Bitcoin, tanto sotto il profilo dell’utilità, estremamente limitata, tanto sotto il profilo della governance.

Durante il convegno, infatti, nel confronto con il preparatissimo Marco Vitale, si è accennato al fatto che:

  • tanto per lo Stato, quanto per i cittadini, sono necessarie procedure KYC per l’accesso al sistema (assenti in Bitcoin);
  • l'”energivoricità” dei miner non è compatibile con le nostre infrastrutture;
  • le modalità di distribuzione del consenso politico nel protocollo Bitcoin non sono adatte al nostro sistema, giacché basate esclusivamente su un criterio di carattere economico (più sei ricco, più potenti sono gli hardware che puoi acquistare – e, dunque, l’hashpower di cui disponi – più influenza politica hai sulla gestione del protocollo).

Nell’elaborare una soluzione di carattere nazionale, che tenga conto delle nostre peculiarità socio culturali, economiche ed infrastrutturali, in cui far confluire tutti i progetti che stanno sviluppandosi e renderli inter operabili con quelli internazionali, credo sia fondamentale un approccio meno fondamentalista e sfatare falsi miti.

Note

[1] Report completo

[2] NOTAR TEL (2019), “Domande a Roberto Garavaglia”