BILL SISAL PAY – La truffa del referral marketing

19 Luglio 2019 -

Diffida sempre di chi offre assistenza gratuitamente in Rete. Il rischio è di essere vittima della c.d. truffa del referral marketing.

Questa storia è pervenuta grazie al nostro Partner Progetto Cultura Digitale.

Tizio si aggira su Facebook alla ricerca di utenti incuriositi dalle nuove tecnologie ma non avvezzi al loro uso, dunque facilmente manipolabili.

Caio un giorno pubblica un post su uno dei numerosi gruppi di cui fa parte, per chiedere informazioni in merito a fantomatici airdrop e app di vario genere che regalano soldi ai nuovi iscritti.

Tizio contatta velocemente Caio e, dopo avergli indicato alcuni sistemi per carpirne la fiducia, gli parla di Bill, l’app per pagamenti digitali di Sisal.

Gli dice, in particolare, che Bill fornisce ai promoter un bonus di 5 € per ogni persona che si fa iscrivere attraverso il proprio referral link e, inoltre, da un bonus di 10 € al nuovo utente (5 € al momento dell’attivazione dell’account e 5 € una volta che la procedura di identificazione è avvenuta correttamente).

Tizio però fa ben di più, perché prospetta a Caio la possibilità di ottenere fino a 250 € usando questa procedura.

Precisamente, si offre di pubblicizzare il suo referral link sui propri canali social, in modo tale da cumulare un bonus che poi andranno a dividersi.

Caio è entusiasta dell’idea, anche perché non riuscirebbe mai da solo a raggiungere quella cifra.

Dunque, indica le proprie generalità, associa il codice IBAN del proprio conto all’APP e ne imposta, come indicatogli da Tizio, il budget di spesa di 250 € (l’importo massimo di movimentazione settimanale consentito da Bill).

Per la verifica dei documenti forniti, necessaria a poter accreditare delle somme sull’APP, passa circa una settimana, durante la quale Tizio convince Caio di stare promuovendo il suo referral link.

Così, giunto il fatidico giorno dell’accredito (o in sua prossimità), Tizio ricontatta Caio per chiedergli di verificare la presenza dei 250 € promessi.

Incredibilmente sono arrivati e Caio, felice per questo regalo e le meraviglie delle nuove tecnologie, “ringrazia” Tizio inviandogli 50 €.

A distanza di circa 3 giorni, però, la felicità lascia il posto alla rabbia e alla vergogna, perché Caio scopre, attraverso una notifica sul suo conto, che i 250 € accreditati su Bill, non erano un bonus SISAL ma i suoi e dunque aveva perduto 50 €.

Tizio,nel frattempo è sparito nel nulla, avendo usato l’ennesimo account fake. Riassumiamo i passaggi effettuati da Caio:

  1. ha attivato l’account e ricevuto un bonus di 5 €;
  2. ha fornito i suoi documenti per le procedure KYC e a distanza di una settimana ha ricevuto un altro bonus di 5 €;
  3. a questo punto ha impostato un budget di 250 € e ricevuto un accredito immediato da parte di SISAL;
  4. ha ringraziato Tizio inviandogli parte della somma;
  5. tre giorni dopo ha ricevuto una notifica di addebito sul conto corrente, capendo di aver perso i suoi soldi.

La morale della storia

Se, come Tizio, ti aggiri sul web a caccia di persone di cui approfittare, sappi che il comportamento descritto integra il reato di truffa aggravata di cui agli artt. 640 e 61 n. 5 c.p., per cui è prevista la pena della reclusione da uno a cinque anni e della multa da 309 € euro a 1.549 €.

Altri cyber crimes

Nella sezione Crime sono presenti molteplici analisi.

La sezione verrà aggiornata con ogni nuovo caso e anche tu puoi contribuire, inviando a Crypto Avvocato screenshot, link o anche solo chiedendo un parere.

Per comprendere cos’è il reato di truffa, si consiglia la lettura di apposito approfondimento.

Come difendersi

In questo articolo sono stati raccolti alcuni consigli utili.

Commissariato di pubblica sicurezza online

E’ possibile segnalare attività sospette e reati informatici anche online, mediante il sito web della polizia postale.

Perché avvalersi di un esperto

Le Autorità non sono pienamente coscienti della portata di questi fenomeni perché nella maggior parte dei casi le vittime non sporgono querela.

I motivi sono principalmente i seguenti:

  1. sfiducia nei confronti delle istituzioni;
  2. mancanza di fondi o volontà per farsi assistere da professionisti nella ricostruzione dell’accaduto, nella redazione della querela e nell’effettuazione di indagini private a supporto dell’attività degli inquirenti italiani ed internazionali.

E’ bene precisare, infatti, che ex art. 336 c.p.p., la querela potrebbe anche essere sporta oralmente, entro 90 gg. dal reato, presso il commissariato di polizia più vicino ma

è un atto che richiede precise formalità e ricostruire una vicenda così complessa oralmente e in mancanza di una puntuale documentazione, potrebbe non solo risultare estenuante per tutti i soggetti coinvolti ma altresì inutile.

Ciò potrebbe determinare talvolta gli ufficiali stessi a dissuadere le vittime dal sporgere querela.

L’assistenza di un professionista è consigliata altresì per l’accesso che egli può garantire al Portale Telematico del Ministero della Giustizia, per il deposito e l’interazione semplificata con le Autorità.

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